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Enoturismo, l’alternativa sostenibile e sicura per le vacanze post lockdown.

Invece che spiagge costellate di pannelli di plexiglass, meglio la quiete dei vigneti e la sicurezza di cantine con degustazioni monoporzione. Ecco come si preparano i diversi territori al ritorno degli ospiti costretti a mesi di domicilio coatto. Donatella Cinelli Colombini:«Prepariamoci ad un’estate veramente italiana»

Mentre impazza la febbre del virologo, la nuova star della Tv, il turismo del vino si divide tra apocalittici e integrati.

Cosa accadrà tra luglio e settembre per le tanto sospirate vacanze? E l’enoturismo potrà conservare il suo carattere di svago, spensieratezza e socialità?

Magari con qualche degustazione tra le vigne, all’aria aperta, alla distanza di sicurezza? E poi, domanda delle domande: mascherine sì o mascherine no? Neppure l’Amleto di Shakespeare fu tanto dilaniato dal dubbio.

Un fattore di moltiplicazione territoriale

Il punto è che si naviga a vista, gli operatori sono allarmati, tanti sono disperati, altri s’ingegnano a cercare nuove possibilità negli interstizi della crisi e del futuro che verrà. Fatto sta che l’estate 2020 è un’incognita per l’enoturismo, una voce di reddito a “rischio zero” nel bilancio di migliaia di cantine italiane che sperano nel denaro contante delle degustazioni, delle vendite dirette, dei corsi di cucina, dei pernottamenti in azienda e di altre attività.
Oltre 2,5 miliardi di euro l’anno è il giro d’affari di questo comparto, compresa la ricaduta moltiplicativa sul territorio e sull’economia locale.

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By | 2020-05-21T20:25:40+00:00 venerdì 15 Maggio 2020|Categories: Articoli|0 Commenti