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Nel Canavese la solidarietà si pratica in vigna.

Maggio e Giugno sono dei mesi davvero molto belli, quando la primavera si offre con una piacevolezza unica e seducente. Ricordo alcune gite nella zona del Canavese tra le colline moreniche e il lago di Viverone, dove spesso e volentieri con l’amico Gigi Orsolani, produttore viticolo tra i più noti di quel territorio, si finiva a grigliare qualcosa da mangiare a casa sua, ovviamente bevendo i vini di quella splendida terra. Ne ho invero un po’ di nostalgia, perché chissà come e quando riusciremo di nuovo a vivere con quella libertà che ha segnato fin qui la nostra esistenza.

Ma la vita e le viti devono andare avanti e son contento che questo avvenga nel canavese, così come, spero in tutte le nostre zone vinicole, dove la campagna segue i suoi ritmi e non quelli del cattivo virus. Ho letto su Repubblica nell’edizione di Torino che il Decreto Cura Italia ha dato una mano all’economica agricola, in particolare al settore vitivinicolo, allargando alle aziende la possibilità di farsi aiutare in modo gratuito e occasionale dai propri parenti fino al sesto grado. Notizia che mi era sfuggita. Un aiuto assolutamente necessario visto che son venuti a mancare i braccianti, per lo più cittadini stranieri, che sono ritornati nei loro paesi e la cura della vigne diventava per i produttori un vero problema. E così è stato necessario ricorrere all’aiuto di braccia messe a disposizione da parenti o amici grazie ad una semplice autocertificazione con la specifica “di essere un collaboratore familiare dell’azienda vitivinicola”.

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By | 2020-05-21T20:42:21+00:00 venerdì 15 Maggio 2020|Categories: Articoli|0 Commenti