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Il territorio 2017-09-27T00:08:21+00:00

L’anfiteatro morenico di Ivrea è il cuore viticolo del Canavese. Le terre di evidente origine glaciale sono una zona ideale per la coltivazione della vite. Il microclima è mite, protetto dalle colline ed equilibrato dalla presenza di numerosi laghi. La quadratura del cerchio è rappresentata dal beneficio di una costante ventilazione generata dalle vicine alpi valdostane.

L’anfiteatro morenico di Ivrea (talvolta abbreviato in AMI) è un rilievo morenico di origine glaciale situato nel Canavese. Amministrativamente interessa la provincia di Torino e, più marginalmente, quelle di Biella e di Vercelli. L’AMI risale al periodo Quaternario e fu creato dal trasporto di sedimenti verso la pianura Padana operato nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio che percorreva la vallata della Dora Baltea. Con una superficie di più di 500 km² è una tra le unitàgeomorfologiche di questo tipo meglio conservate al mondo. Come estensione è superato in Italia solo dall’analoga formazione che circonda il lago di Garda. Il nome anfiteatro, usualmente dato a queste strutture geomorfologiche, fa riferimento alla loro caratteristica forma semicircolare evidente quando questa è riportata come pianta su una mappa.

In tutta la zona interessata sono ben evidenti le varie pulsazioni glaciali che nel tempo hanno prodotto imponenti accumuli morenici. Tra questi si segnala in particolare la morena laterale sinistra dell’antico ghiacciaio, detta Serra di Ivrea: si tratta della più grande formazione del genere esistente in Europa. La Serra prende origine alle pendici meridionali del Mombarone (2371 m s.l.m.) e si dirige con percorso quasi rettilineo verso sud-est per quasi 20 km sfrangiandosi poi nelle alture che circondano il lago di Viverone. È costituita da una serie di creste sub-parallele la più alta delle quali raggiunge un dislivello massimo di 600 metri rispetto alla pianura interna all’AMI nella zona di Andrate. Questo dislivello si riduce gradualmente verso est fino a toccare i 250 metri circa nei pressi di Zimone.

Il substrato roccioso sul quale oggi sorge l’Anfiteatro Morenico di Ivrea appartiene a tre distinte unità geologiche, separate tra loro dalla linea Insubrica. Questa importante discontinuità tettonica si divide nell’area biellese e canavesana in due faglie ad andamento quasi parallelo: la Linea del Canavese Interna, più meridionale, e la Linea del Canavese Esterna, più settentrionale. Nella zona dell’AMI a nord della Linea del Canavese Esterna si trova la Zona Sesia-Lanzo, composta principalmente da micascisti e, in genere, da rocce che subirono processi metamorfici in profondità; essa comprende il Mombarone in sinistra idrografica e il Monte Gregorio sul lato opposto della Dora. Tra le due linee canavesane è compresa la zona del Canavese, un’area geologicamente caratterizzata da tipi litologici piuttosto eterogenei e che affiora nei pressi di Montalto Dora e dei 5 laghi. A sud della Linea del Canavese Interna il substrato roccioso appartiene invece alla Zona Ivrea Verbano. Tra i vari tipi di rocce che costituiscono questa unità geologica nell’area dell’AMI son particolarmente rare le granuliti basiche, che secondo gli studi geologici ebbero origine dalle porzioni della crosta continentale più profonde, nei pressi del suoconfine con il mantello terrestre. Parte della città di Ivrea è stata costruita su questo substrato roccioso, che affiora in modo evidente nei pressi del santuario di Monte Stella.

Le fasi glaciali
Secondo i geologi nella fase finale del Pliocene, il periodo geologico che precedette la formazione dell’anfiteatro morenico, nell’area canavesana il mare che occupava a quei tempi il bacino padano e che si spingeva fino all’interno delle valli d’Aosta e dell’Orco venne gradualmente riempito dai sedimenti originatisi dall’erosione della catena alpina.
L’AMI si è invece formato durante il Pleistocene quando, a causa della diminuzione delle temperature medie e delle maggiori precipitazioni sull’arco alpino, iniziò ad accumularsi una notevole massa di ghiaccio che veniva portata a valle da grandi ghiacciai. In particolare il fondovalle di quella che è oggi la Valle d’Aosta venne a più riprese totalmente occupato dal Ghiacciaio Balteo, che con un percorso simile a quello dell’odierna Dora Baltea usciva sulla pianura canavesana per poi allargarsi a ventaglio arrivando a lambire, nelle fasi di più intensa glaciazione, gli attuali abitati di Caluso e di Agliè.
Le fasi glaciali del Pleistocene venivano tradizionalmente suddivise dalla letteratura geologica in Mindel, Riss e Würm. In passato la denominazione delle tre cerchie moreniche principali che costituiscono l’Ami era mutuata direttamente da tali sotto-periodi, la cui suddivisione temporale fu determinata principalmente sulla base degli studi sugli effetti delle glaciazioni a nord delle Alpi. In seguito questa classificazione non venne più considerata sufficientemente accurata per descrivere l’evoluzione geologica dei bacini situati a sud della catena alpina, così che l’attuale suddivisione delle cerchie moreniche è diventata quella riportata nella tabella seguente (rielaborata dalla Carta Geologica dell’Anfiteatro Morenico della Serra):

I depositi lasciati dalla più antica delle tre pulsazioni glaciali principali (gruppo San Michele – Borgo) sono i più esterni e risultano meglio individuabili sul lato sinistro dell’AMI, nell’area biellese della Serra. La morena frontale e buona parte di quella destra sono infatti state ricoperte dai detriti lasciati dalla fase successiva, iniziata circa 700.000 anni fa. Durante questo periodo venne deposta la meglio conservata delle tre cerchie moreniche, il gruppo della Serra d’Ivrea. Oltre al corpo principale della Serra questo comprende buona parte della morena frontale oggi osservabile (la zona grosso modo compresa tra Moncrivello e Torre Canavese) e parte dei rilievi situati allo sbocco dellaValchiusella. I rilievi collinari dovuti a questa fase glaciale sono quelli che raggiungono le altezze maggiori anche perché essi furono in qualche modo arginati dalla presenza delle morene lasciate dalla precedente pulsazione, cosa che diede luogo a una elevazione maggiore rispetto a quella che si sarebbe avuta nel caso di una deposizione indisturbata su un’area pianeggiante. Il terzo gruppo di depositi, denominato di Bollengo-Strambino (o anche di Bollengo-Albiano), è il più recente ed è situato all’interno dei due precedenti; comprende alcuni cordoni morenici di minore sviluppo altimetrico nonché la Serretta, una bassa collina che si stacca dal corpo principale della Serra nei pressi diBollengo.
Va osservato che gli altri episodi glaciali che hanno punteggiato la storia del Pleistocene non hanno lasciato tracce nell’area perché i loro depositi sono stati in seguito ricoperti e/o spostati dalle masse sedimentarie riferite alle tre cerchie moreniche principali.